Cast

  • Testo di Antonella Cilento e Laura Sicignano
  • Regia di Laura Sicignano
  • Coreografia di Piera Pavanello
  • Personaggi e Interpreti
    JEAN Marco Pasquinucci
    ABDALLAH Massimiliano Caretta
  • Scene di Laura Benzi in collaborazione con Iole Cilento
  • Costumi di Maria Grazia Bisio
  • Video di Alessandro Amaducci
  • Luci di Fabio Parodi
  • Un progetto di Iole Cilento
  • Il funambolo

    Dedicato a Jean Genet
    "dalle scorie emergerà il più fulgido diamante: la solitudine o santità"

    Il FUNAMBOLO di Jean Genet è uno scritto non teatrale, una folgorante dichiarazione di poetica e d¹amore, attraversata da una fascinazione sinistra di lustrini caduti nella segatura della pista del circo. Dietro a questo testo esiste una storia vera: nel 1956 Genet incontrò Abdallah. Pochi ricordano Abdallah, sebbene Genet, a posteriori, lo definisca una delle persone più importanti della sua vita. Noi pensiamo che Abdallah sia stato il suo capolavoro. Genet iniziò il giovane algerino all¹arte della corda e lo spinse al successo, ma la relazione fra i due s¹indebolì quando il funambolo dovette abbandonare la carriera a causa di un incidente al ginocchio. Il disinteresse di Genet, il fallimento, la solitudine portarono Abdallah al suicidio. Questo suicidio diventa la santificazione di Abdallah, il suo trasfigurarsi in pagina letteraria. Una sorta di cannibalismo. Genet ladro d¹anime. Genet porta in scena la tomba di Abdallah, tomba e altare al tempo stesso: il dio sacrificato in mezzo a ceri, ex voto, simboli del circo, fioriŠ Due attori raccontano attraverso la parola e la danza due storie parallele: quella del reale fallimento di Abdallah e quella dell¹idea poetica che Genet voleva realizzare attraverso la carne del suo amico. Una storia di rapporti di potere all¹interno di una coppia, dove l¹amore non è amore per l¹altro, ma per ciò che l¹altro rappresenta. In scena l¹idea centrale è l¹ossessione della corda. Alla corda si mescolano sangue, lustrini, segatura e poi le immagini mentali e barocche che la bidimensionalità di un video restituisce allo stile di Genet: dettagli di corpi, di statue, frammenti di qualcosa che si confonde nella testa, radiografie, cavalli che cadono, parole che bruciano. Si contrappone all¹immagine video la danza, usata come elemento narrativo. Il testo nasce con lo spettacolo, contaminando scritti di Genet alle parole che immaginiamo possano essersi detti due amanti, lungo la parabola triste di un amore che esplode e poi si frantuma nella discesa verso l¹abbandono e nella vertiginosa risalita della creazione di una spietata letteratura post mortem.

    Lo spettacolo nella Stagione 2000/2001 è stato presentato al Teatro Garage di Genova, al Teatro Galleria Toledo di Napoli, al Teatro Colosseo di Roma e al Teatro Juvarra di Torino.

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